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Se dai miei versi strappi le rose |
Se dai miei versi strappi le rose |
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Se dai miei versi strappi le rose ideato, diretto e interpretato da con la partecipazione del musicista voci fuori campo allestimenti scenografici riprese audio e montaggi audio-video organizzazione produzione |
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Note di sala La poesia kurda è una brezza delicata che d'improvviso si fa vento impetuoso e spalanca senza remore la porta che nasconde le sofferenze devastanti della sua gente. Palesa spietatamente la tortura fisica a cui questo popolo è sottoposto: ogni persona kurda ha, o ha avuto, almeno un familiare ucciso o incarcerato, anche solo per aver cantato nella propria lingua; palesa la tortura dell'anima: la negazione dell'identità, dell'esistenza. Sostiene con tenacia la lotta dei partigiani che combattono per la libertà; spia tra le sbarre del carcere durissimo e nell'ultimo sguardo dei condannati a morte... Quindi ritorna brezza leggera e culla bambini che non conosceranno infanzie; racconta l'amore, l'amore per le persone, per la terra... L'amore, unica luce del loro mondo devastato... Unica luce "nell'oscurità di anguste celle", dove, appunto, insieme alla Resistenza, nasce la loro Poesia...
In stretto contatto con l'ASCE, l'Associazione Sarda Contro l'Emarginazione e il Comitato di solidarietà con il popolo del Kurdistan che occupandosi anche di cooperazione internazionale, da anni partecipano, attivamente, all'osservazione della situazione socio-politica del Kurdistan, abbiamo approfittato della presenza del musicista Mübin Dünen nella nostra isola, facendolo incontrare con la sensibilità dell'artista Gisella Vacca, che da tempo propone nel suo repertorio i versi dei poeti kurdi. Così è nato questo recital, a rappresentare simbolicamente la nostra vicinanza emotiva nei confronti di questo popolo, la nostra solidarietà verso il suo strazio, il sostegno alla sua resistenza e l'appoggio alla sua lotta di civiltà.
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