Se dai miei versi strappi le rose

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Se dai miei versi strappi le rose

Se dai miei versi strappi le rose
poesie e musiche
dall'inferno del Kurdistan

ideato, diretto e interpretato da
Gisella Vacca

con la partecipazione del musicista
Mübin Dünen

voci fuori campo
Apo e Ruken Bakrak

allestimenti scenografici
Giuseppe Di Malta

riprese audio e montaggi audio-video
Mauro Hiroshi Cannas

organizzazione
Antonello Pabis

produzione
Cooperativa Sirio Sardegna Teatro

 


Note di sala

La poesia kurda è una brezza delicata che d'improvviso si fa vento impetuoso e spalanca senza remore la porta che nasconde le sofferenze devastanti della sua gente. Palesa spietatamente la tortura fisica a cui questo popolo è sottoposto: ogni persona kurda ha, o ha avuto, almeno un familiare ucciso o incarcerato, anche solo per aver cantato nella propria lingua; palesa la tortura dell'anima: la negazione dell'identità, dell'esistenza. Sostiene con tenacia la lotta dei partigiani che combattono per la libertà; spia tra le sbarre del carcere durissimo e nell'ultimo sguardo dei condannati a morte... Quindi ritorna brezza leggera e culla bambini che non conosceranno infanzie; racconta l'amore, l'amore per le persone, per la terra... L'amore, unica luce del loro mondo devastato... Unica luce "nell'oscurità di anguste celle", dove, appunto, insieme alla Resistenza, nasce la loro Poesia...
(Gisella Vacca)

 

In stretto contatto con l'ASCE, l'Associazione Sarda Contro l'Emarginazione e il Comitato di solidarietà con il popolo del Kurdistan che occupandosi anche di cooperazione internazionale, da anni partecipano, attivamente, all'osservazione della situazione socio-politica del Kurdistan, abbiamo approfittato della presenza del musicista Mübin Dünen nella nostra isola, facendolo incontrare con la sensibilità dell'artista Gisella Vacca, che da tempo propone nel suo repertorio  i versi dei poeti kurdi. Così è nato questo recital, a rappresentare simbolicamente la nostra vicinanza emotiva nei confronti di questo popolo, la nostra solidarietà verso il suo strazio, il sostegno alla sua resistenza e l'appoggio alla sua lotta di civiltà. 
(Antonello Pabis, presidente Sirio)

 

 



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